Data: 24 Giugno 2020

Titolo: San Giovanni non vuole inganni

Autore: Dorotea

Rubrica: Spiritualità

“San Giovanni non vuole inganni” è un antico detto popolare a sfondo religioso, che deriva dal comportamento inflessibile e retto del santo che sfuggiva e accusava la falsità.

Il 24 giugno è il giorno di San Giovanni Battista, il giorno della sua nascita (sei mesi prima della nascita di Gesù, 25 dicembre). Assieme a Maria, è l’unico santo di cui si festeggia la nascita terrena (oltre a quella del martirio, soprattutto a Ragusa). È patrono dei monaci, ultimo profeta dell’Antico Testamento e primo Apostolo di Gesù, pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia. E’ uno dei santi più venerati al mondo e la sua vocazione profetica si manifestò ancor prima della sua nascita, attraverso l’esultanza davanti a Maria in visita da Elisabetta (madre di Giovanni), quando entrambe portavano in grembo i loro figli e, più tardi, Gesù lo definì “il più grande tra i nati da donna”. E’ detto il “precursore” perché dopo la giovinezza, Giovanni si ritirò a condurre una vita ascetica nel deserto, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Nel 28 d.C. iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortando alla conversione e predicando la penitenza e, in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano tutti coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati e, per questo, gli venne dato anche il nome di Battista (“Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliergli il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”, “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”).

Anche Gesù venne da lui al Giordano per essere battezzato e quando Giovanni lo vide esclamò: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù disse: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù replicò: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”. E così Giovanni lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidò ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30). Da quel momento Gesù iniziò a predicare e la missione di Giovanni era compiuta. Il 29 agosto viene ricordata la sua morte per decapitazione, martirio inferto da Re Erode Antipa, su richiesta di Salomè sua nipote, consigliata da sua madre Erodiade, che aveva in odio Giovanni per i suoi duri e giusti giudizi per il matrimonio tra lei e il fratello del defunto marito.

San Giovanni è il Santo Patrono della città di Genova dove i festeggiamenti iniziano la sera precedente con bancarelle ed esibizioni di musicisti ed artisti di strada per le vie del centro e locali aperti fino a tardi, per culminare con il grande falò che viene acceso a mezzanotte nella centrale Piazza Matteotti. Il giorno dopo, il 24, si tiene la solenne e spettacolare Processione delle Antiche Confraternite con i loro grandiosi e artistici Cristi. Partiti dalla Cattedrale di San Lorenzo giungono poi al Porto Antico dove il Cardinale Arcivescovo della città impartisce la benedizione del mare e della Città.

San Giovanni è anche la festa patronale di Firenze, durante la quale vengono lanciati fuochi artificiali sulla città dal Piazzale Michelangelo. Similmente a Torino, viene celebrata con fuochi artificiali.

Per entrambe le città, però, da qualche anno, i fuochi artificiali sono stati sostituiti dallo spettacolo tecnologico dei droni.

Accanto alla celebrazioni liturgiche della Natività di san Giovanni Battista si sono sviluppati culti agrari e solari di origine pagana, che sono giunti ai giorni nostri e traggono la loro origine dal fatto che, nel calendario dell’antica Roma, il 24 giugno era il giorno del solstizio d’estate e segnava l’inizio della mietitura.

Ancora oggi, in molti luoghi, la notte che precede, è tradizione accendere un fuoco o falò con funzioni purificatrici e propiziatrici. Si usava ballare e cantare attorno ad esso. Un tempo, nelle comunità agresti, nonostante questo sia il momento di massimo splendore della natura, bisognava prestare attenzione agli eventi sfortunati come siccità, forti temporali o malattie delle piante, che avrebbero rovinato i raccolti. Per evitarlo si accendevano falò propiziatori nei quali si bruciavano erbe aromatiche, che rappresentano il sole, e così facendo gli davano forza e, allo stesso modo, erano riconosciute funzioni propiziatorie all’acqua e si preparava, appunto, l’acqua o elisir di San Giovanni con fiori ed erbe e si raccoglieva la rugiada che simboleggia la Luna, che tanto influenza le fasi agricole.

Infatti, nella notte del 23, e tutta la giornata del 24, era usanza raccogliere piante, erbe, fiori, negli orari consoni, da essiccare ed usare durante l’anno. Le erbe da raccogliere per l’occasione erano: Iperico (detta anche Erba di San Giovanni), Ruta, Artemisia, Aglio, Felce, le spighe di Grano e le noci verdi per fare il Nocino, ma in genere tutte le erbe spontanee di campo.

E, sempre secondo la tradizione, la sera del 23 giugno si usava preparare una bacinella d’acqua riempita con fiori, erbe, e aromi, lasciarla tutta la notte all’aperto, e l’indomani mattina, il 24, utilizzarla per lavarsi il viso. Gli ingredienti utilizzati erano scelti tra quelli più facilmente reperibili nella zona. Tra le più importanti spiccano però l’iperico, la lavanda e il rosmarino. In oltre, una tradizione cara a San Giovanni è quella di bagnarsi nella rugiada della notte che precede, camminarci sopra, bagnarsi gli occhi o dove si ha un dolore, o raccoglierla e conservarla come acqua preziosa che cura tutti i mali.

Si usava anche preparare un sacchettino propiziatorio, di colore giallo oro o rosso, con erbe e fiori di campo, grano e/o chicchi di riso, lo si appendeva poi in casa o sul luogo di lavoro per propiziare la fortuna, o lo si poneva sotto il cuscino per i sogni e la divinazione.

Sempre nei luoghi rurali si usava prendere 3 o 7 spighe di grano, legarle con un nastrino rosso o dorato per propiziare i guadagni e l’abbondanza.

Queste tradizioni sopravvivono ancora oggi, in molti luoghi e culture.