Data: 19 Giugno 2020

Titolo: Sabbat e Esbat

Autore: Dorotea

Rubrica: Spiritualità

Quando pensiamo al tempo di solito lo immaginiamo come una lunga linea retta che ha un punto centrale, la presunta nascita di Cristo, e si estende da una parte e dall’altra all’infinito, pensando che dopo Cristo ci sia una successiva e costante evoluzione. Questo perché, con la diffusione del cristianesimo, si è diffusa anche una cultura patriarcale, un punto di vista maschile, che concepisce il tempo come lineare e dove c’è una costante evoluzione mentre, prima di questo, le culture agresti misuravano il tempo in cicli; lo vedevano come anelli di una catena che si prendono per mano, o come una ruota solare che gira. Da qui viene il termine “Ruota dell’Anno”, suddivisa in 8 festività, 4 maggiori e 4 minori, che tagliano il cerchio in 8 fette come raggi di una ruota. Tutto questo non è a caso, infatti la terra compie ogni giorno una rotazione su sè stessa e una rivoluzione di tipo ellittico intorno al sole, dando origine a fenomeni come i solstizi e gli equinozi.

Nel mondo pagano e nella wicca, queste 8 feste, vengono chiamate SABBAT o SABBA e vengono celebrati a partire dalla vigilia di ognuno di essi (dalla sera del giorno prima cioè, dal tramonto prima del crepuscolo), per il concetto di oscurità che precede la luce.

Il Sabba è una festività di tipo solare, legata al ciclo morte-rinascita della natura e al rapporto che l’essere umano ha creato con la terra e i suoi frutti: semina, coltivazione, raccolto, nutrimento. Un passaggio attraverso le diverse fasi del naturale movimento rotatorio di vita, morte e rinascita. Il Sabba, quindi, è qualcosa di infinito, mai statico, sempre in movimento e in trasformazione, come le fasi lunari. Da qui il motivo della ruota.

La Ruota, il Cerchio, sono simboli che non hanno nè inizio, nè fine ma, parte di un insieme infinito di punti. La stessa Croce Celtica o Uncinata è un simbolo solare, quindi un cerchio (purtroppo presa a prestito impropriamente dal fascismo). Il concetto di tempo è quindi ciclico, senza inizio, nè fine, così come la natura è un perpetuo ricominciare e questi cicli ne regolano la vita. Il tempo circolare è quello reale, che permette una vita integrata nell’ambiente e permette al tempo sacro dell’attimo di concepire il qui e ora, l’attimo della creazione in atto.

Così è il ciclo della vita: nascita, crescita, innamoramento, fecondazione, procreazione, saggezza, riposo della morte e… rinascita, e via che parte un’altro ciclo, che tiene per mano il precedente. Importante, quindi, diventa l’accettazione dello scorrere continuo, imperituro e perpetuo di ogni cosa che esiste, il suo continuo cambiamento attraverso la trasformazione; la danza a spirale dell’universo. L’energia scorre in maniera spiraliforme, una doppia spirale dove una sale e l’altra scende e raggiunge dei picchi alti in 4 momenti dell’anno (Sabba Maggiori) e dei picchi in discesa negli altri 4 (Sabba Minori): risveglio della natura con Ostara, pieno rigoglio della vita con Beltane, maturazione dei frutti con Litha, caduta a terra gettando i semi con Lammas, marcire fecondando la terra con Mabon, morire con Samhain, rimanere in attesa, sepolti sotto la neve con Yule e compiere i primi passi per uscire dalla terra con Imbolc, ricominciando, così, un nuovo ciclo.

Va da sè che, questa ruota dell’anno che utilizziamo è presa dalla tradizione celtica e risale ad un complesso sistema calendariale di tipo lunisolare, trovato inciso su di una tavola bronzea risalente al II secolo d.C. a Coligny, in Francia.

Così come si faceva allora, ritenendo che ogni cosa nasce dall’oscurità, anche per noi il nuovo giorno comincia a mezzanotte e la lunazione comincia con la luna nuova. Infatti, anche il nuovo ciclo della ruota inizia dopo l’ultimo raccolto prima della preparazione del terreno per l’inverno (Samhain, 31 ottobre ultimo giorno), dove si festeggia il Capodanno Celtico, come a festeggiare l’inizio e la ripartenza di un nuovo ciclo (un po’ come facciamo noi a Capodanno o San Silvestro).

Le 4 festività cardine, i Sabba Maggiori, sono festività legate alla luce e sono: Samhain, Imbolc, Beltane e Lughnasad.

Mentre, le altre 4 feste o ricorrenze, sono ti tipo astronomico, legate ai Solstizi e agli Equinozi e sono: Yule (il sole nella casa del Capricorno, Solstizio d’Inverno), Ostara (il sole nella casa dell’Ariete, Equinozio di Primavera), Litha (il sole nella casa del Cancro, Solstizio d’Estate) e Mabon (il sole nella casa della Bilancia, Equinozio d’Autunno).

Quindi, tutte le 8 feste sono dedicate al Sole, al Dio, come principio maschile della divinità.

Gli Esbat, invece, sono ricorrenze dedicate alla Luna, alla Dea, come principio femminile dalla divinità. Questo tipo di feste è più intimo, rispetto ai Sabba, e di solito si festeggiano da soli o con la propria congrega. La Luna è connessa al lato emotivo della vita e le festività lunari servono a ricaricare le nostre energie, invitando alla riflessione sul mondo che ci circonda.

Queste ricorrenze sono associate alle fasi lunari e si festeggiano ogni 28/29 giorni, seguendo il ciclo lunare (allineato al ciclo mestruale di una donna), nella prima notte di luna piena, perchè si ritiene che in quel momento l’energia emanata dalla luna sia maggiore ma, esistono riti legati ad ogni diversa fase lunare: nuova, crescente, piena, calante. Nell’arco dell’anno vi sono 12/13 lunazioni, perciò può succedere che un mese contenga 2 lune piene; la 13° luna è la seconda luna piena: quando il sole si trova nello stesso segno zodiacale della prima. Infatti, come vuole la tradizione, anche i componenti di una congrega sono 12 + 1, 13.

Le Tredici Lune dalla tradizione derivano i loro nomi da attitudini e abitudini, luoghi ed esigenze che avevano le diverse delle popolazioni agresti, che le celebravano, per cui la stessa luna riporta nomi diversi a seconda di questo. Il simbolismo associato ad ogni luna, dunque, può essere differente da popolazione a popolazione, a seconda di dove vive; per questo ci sono così tanti nomi e simboli legati ad ognuna di esse. Essendo noi in Italia, secondo le nostre usanze e abitudini, ecco i nomi e i periodi delle 12/13 lune (Esbat):

 1. Luna della Lepre, marzo-aprile
2. Luna della Coppia, aprile-maggio
3. Luna del Miele, maggio-giugno
4. Luna delle Erbe, giugno-luglio
5. Luna del Grano, luglio-agosto
6. Luna dell’Uva, agosto-settembre
7. Luna del Sangue, settembre-ottobre
8. Luna della Nebbia, ottobre-novembre
9. Luna della Quercia, novembre-dicembre
10. Luna del Lupo, dicembre-gennaio
11. Luna del Ghiaccio, gennaio-febbraio
12. Luna del Vento, febbraio-marzo
13. Luna Blu (13° luna, l’Intrusa, considerata la più potente).

Indicativamente, una celebrazione standard dell’Esbat wiccano, senza scendere troppo nei particolari, potrebbe essere la seguente:
– Introduzione;
– Creazione del cerchio magico;
– Parola della Dea (si recita un breve testo);
– Danza sciamanica;
– Grande Rito, oppure simbolico, attraverso l’unione del calice e dell’athame, e consumo dei doni della Dea (bevanda naturale: vino o succo di frutta, e frutto di stagione);
– Ringraziamento e congedo dei guardiani dei punti cardinali;
– Saluti
– Rottura del cerchio.

Certo è che ognuno, a seconda delle proprie sensibilità, conoscenze, esigenze, ecc., avrà modi e modalità differenti di celebrare queste feste.

In un testo di antica tradizione stregonesca, il Vangelo di Aradia, viene insegnato come celebrare la luna e quindi la divinità femminile ad essa associata: Diana. La vestizione rituale prevede l’essere liberi, privi di preconcetti, giudizi, malintesi, ovvero assolutamente anonimi e uguali, senza che nessuno si senta più importante o elevato. Quindi un costume paritario, come potrebbe essere la nudità, che mette tutti sullo stesso piano, senza distinzioni di classe sociale. Un incontro di pari.

Tutti i rituali legati agli Esbat si fondano sul ciclico rincorrersi della natura e, dove si prevede una divinità femminile lunare, troviamo sempre il culto incentrato sulla morte e rinascita della divinità solare maschile, mediante l’intervento della controparte. Il culto e i simboli lunari si ritrovano più spesso di quanto non si pensi: la mezza luna, il triskel, la spirale celtica a tre braccia, la trinacria… questo perchè il legame, nelle culture agresti, tra luna e agricoltura è forte, basti pensare alle fasi agrarie per rendersene conto (riposo, semina, crescita, raccolto). Infatti gli 8 Sabba e le 13 Lune segnano il ritmo e lo snodarsi della vita agricola e della natura. Tutto questo ci ricorda come ogni cosa muore e ritorna alla vita, in un modo o nell’altro, sotto altre forme, per altre vie o manifestazioni. Ciò che viene e va, poi ritornerà.

La dea lunare, Diana, Dea Madre, signora della magia insegna ai suoi figli come vincere ed essere più forti. L’oscurità portata dalla dea e la luce portata dal dio (Diana e Lucifero. Aradia la figlia) e nell’oscurità la Luna risplende e così la Dea Bianca. Ma la Luna ha due fasi, il bianco e il nero, luna piena e luna nuova (Ishtar e Lilith, Parvati e Kalì, Artemide ed Ecate). Per questo, in realtà, le celebrazioni lunari non dovrebbero riferirsi solo al plenilunio ma, a tutte le sue 4 fasi, perchè ognuna di esse ha la sua forza, il suo perchè e ognuna di esse è importante e degna di essere celebrata, in quanto parte integrante del ciclo e di noi, del nostro vivere esteriore e interiore.