Data: 08 Luglio 2020

Titolo: Lo scriverò nel vento

Autore: Dorotea

Rubrica: Spiritualità

Una canzone dello Zecchino d’Oro del 2006 recita proprio così… “Lo scriverò nel vento, col rosa del tramonto, di questa mia città. Che voglio bene al mondo, e a tutto il mondo il vento so che lo porterà. Lo soffierà sul mare, per farlo navigare, fin dove arriverà. Lo leggera la gente, di un altro continente, e mi risponderà. Saremo tutti amici, saremo mille voci, un coro che cantando cancellerà… le lingue, le distanze, non conteranno niente…  e questo mondo che mondo sarà!

Questo mi ha fatto pensare alle bandiere di preghiera tibetane…

C’è un’usanza molto bella presso gli abitanti del Tibet che è appunto quella delle bandiere di preghiera: sono dei mantra, o preghiere, scritti su rettangoli o quadrati di stoffa colorati, legati ad un lungo filo, appese dove tira vento. Il loro uso deriva da la Bön, ovvero l’antica religione tibetana e nepalese, diffusa ancor prima del buddismo. Anticamente venivano usati dallo sciamano Bonpo durante le cerimonie nepalesi, ma durante la grande rivoluzione culturale proletaria del 1966, l’uso di queste bandiere di preghiera diminuì drasticamente, però non cessò mai di esistere tanto che ancora oggi ne sussistono diverse tipologie.

Queste bandiera di preghiera, con i 5 colori primari della tradizione tibetana (rosso, verde, blu, giallo, bianco… vedremo poi perchè…) fatte sventolare al vento, sono chiamate Lunta (= cavalli del vento). Si dice che il vento passando sopra le lettere sanscrite, che compongono il mantra (o preghiere o benedizioni), scritte su queste bandierine colorate, le legga e poi le porti in giro per il mondo… una sorta di recitazione di mantra per tutta la terra, a beneficio di ogni essere vivente. Il termine tibetano lung-ta, “gioiello dell’illuminazione che esaudisce i desideri”, è il simbolo più frequentemente riportato sulle Lunta. Sventolando, questi colorati fazzoletti, creano un’atmosfera di pace, felicità, serenità, prosperità e speranza. Vengono esposte davanti ai templi, nei luoghi sacri, agli incroci, sui ponti, sui tetti, sulle sommità delle montagne e in qualsiasi luogo all’aria aperta, dove esse possano incontrare il vento; invocano la compassione, l’armonia, la pace, la saggezza, la forza e la protezione contro i pericoli e il male.

Le bandiere tibetane sono di due tipi: orizzontali (Lung-ta) o verticali (Darchor). Le prime sono rettangolari o quadrate e vengono annodate tra loro con una lunga corda. Sono di diversi colori con mantra che rappresentano la pace, l’armonia, la saggezza e la compassione, oltre che protezione contro le disgrazie. Le bandiere lung-ta sono appese in orizzontale dall’alto verso il basso, utilizzando una corda e due oggetti posti elle rispettive estremità di quest’ultima. Le bandiere lung-ta sono in genere sospese in luoghi alti e si possono trovare ad esempio sul tetto di un tempio o sulle cime delle montagne. Secondo la tradizione buddhista, al centro di ogni bandiera deve essere raffigurato un cavallo, ovvero il “cavallo del vento” che trasporta sul dorso tre gioielli scintillanti che rappresentano la trinità buddista: il Buddha, Il Dharma, che corrisponde all’insegnamento e il Sanga, la comunità. Mentre le seconde sono comunemente rettangolari e molto grandi, vengono attaccate a dei pali posti in verticale e piantati nel terreno, in cima ai tetti o sulle montagne. Queste sono legate iconograficamente alla figura del Dhvaja (“bandiera”, “vessillo”), lo stendardo della vittoria sul quale è raffigurato l’emblema di una divinità.

I pezzi di stoffa svolgono pratiche spirituali attraverso il vento e si dice che la loro funzione sia quella di trasportare benedizioni attraverso il vento. Esse contengono testi e simboli sacri, sono simboli di preghiera, per cui devono essere trattate con rispetto. Non possono essere messe a terra o gettate nei rifiuti, come si fa con qualsiasi altro oggetto o con ciò che non ci serve più. Le bandiere vecchie possono essere affiancate da quelle nuove proprio perché per tradizione questo atto simboleggia il benvenuto nei confronti dei cambiamenti che la vita ci pone, aiutandoci a riconoscere e a riflettere che ogni essere ed ogni elemento è parte integrante di un cerchio più grande.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, visto che sono oggetti sacri, queste bandiere sono costruite in modo che si possano consumare con il tempo, così come si consumano gli oggetti di uso comune, per simboleggiare il fatto che la vita non è eterna, che nulla è stabile e tutto può cambiare. Le bandiere logore, lise e scolorite, che si vuole eliminare, vengono bruciate, così il fumo trasporta la loro benedizione in cielo.

Le bandiere di preghiera sono stampate su tessuto e i tessuti utilizzati sono tinti in 5 colori tradizionali: giallo, verde, rosso, bianco e blu. Questi colori rappresentano i 5 elementi, le 5 energie essenziali, del  Buddismo Vajrayana che si manifestano come terra (giallo), acqua (verde), fuoco (rosso), aria/cielo (blu) e spazio o etere (bianco). L’ordine dei colori è sempre giallo, verde, rosso, bianco e blu. In senso verticale il giallo si trova in basso e il blu in alto, questo perchè il blu in alto rappresenta il Cielo, mentre il giallo in basso, rappresenta la Terra. In senso orizzontale l’ordine può andare da destra a sinistra o viceversa. Le aste possono essere di un unico colore o contenere tutti e cinque i colori delle bandiere. Il cavallo del vento, rappresentato al centro, simboleggia la direzione e la velocità con la quale i desideri vengono trasmessi. Nei quattro angoli ci sono le immagini di Garuda, del Drago, della Tigre e del Leone delle nevi. Questi quattro animali sacri simboleggiano saggezza, forza, intelligenza e coraggio.

L’uso di queste bandiere dev’essere considerato molto più di un semplice elemento decorativo di una cultura esotica e lontana, che ci fa’ sognare ad occhi aperti. Oltre che un elemento estetico-artistico è da considerarsi una profonda e spirituale espressione del desiderio che è in ognuno di noi di una Pace, un’Armonia ed un Benessere in tutto il nostro pianeta.

Il periodo più adatto per appendere le bandiere al vento è al capodanno tibetano che coincide con la luna nuova di febbraio. Oppure in un
giorno di luna piena, o in un giorno della prima quindicina di ogni mese del calendario lunare. L’ora migliore è al mattino presto.

 

सबै भावुक प्राणीहरू निर्ममतामा बस्न र खुशीबाट कहिल्यै अलग नहोस्।

Possano tutti gli esseri senzienti vivere in serenità e mai essere separati dalla felicità.