17 Novembre 2019
Riflessioni su Adrian e Faber
Autore: Marco

Ho letto solo articoli e commenti negativi sulla trasmissione di Celentano, che trasmettono al giovedì su Canale 5, quando, ieri sera, mi è capitato di vedere su Rai 1 uno speciale dedicato a De Andrè…

Celentano ha cercato, o l’hanno costretto, ad un compromesso, per adattare il suo messaggio agli “interessi” del pubblico ma, credo, abbia sbagliato, perché la maggior parte del pubblico non ha più interessi veri. Hanno condannato la sua trasmissione, indipendentemente da ciò che fa’ o che farà, parlando di flop, di errori, di vecchiaia, di mancanza di coerenza… (!?!) Nessuno che si concentri solo sulla grafic novel, e sul messaggio che con essa, Adriano vuole e sente l’urgenza di trasmettere, motivo per cui è tornato in televisione.

A me piaceva come aveva impostato, all’inizio, la sua trasmissione con Frassica, Balasso, “l’Arca di Noè”, la sua poca o mancata presenza, i suoi silenzi e gli sguardi… lo trovavo perfetto, tutto il resto lo esplicitava nell’animazione. “Adrian” è bello, intelligente, con un bel messaggio, dove parla del rischio di un futuro catastrofico ma, c’è sempre la Speranza che si risveglia con la Bellezza e l’Amore, col Coraggio…. e poi, i disegni di Manara e le musiche di Nicola Piovani che sanno evocare.

Un concentrato di parole e musiche suggestive che, sin dall’inizio, mi affascinavano e coinvolgevano, in Adrian. Mi ricordavano un ché, che non riuscivo ad identificare a decifrare. Poi, ho guardato meglio le diciture nella sigla e ho visto: Musiche di NICOLA PIOVANI. Ecco! Ora capivo tutto!
Ho collegato tutti i fili e ho ricordato l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters tradotta in italiano da Fernanda Pivano e, attingendo a piene mani, il concept album di De Andrè, assieme a Nicola Piovani, “Non al denaro, non all’amore, nè al cielo”. Bingo!!!

Stesse sensazioni: musica e parole in perfetta armonia per trasmettere un ben preciso messaggio, forse difficile da comprendere e solo per i pochi sempre in “direzione ostinata e contraria”.

In rete si trovano migliaia di interpretazioni delle canzoni di Faber e altrettante cover o versioni rivisitate o meno. Una tra queste mi ha colpito molto per interpretazione e immedesimazione, c’è tanto sentimento espresso, ascoltandola vengono i brividi: “Preghiera in Gennaio” cantata da Paola Turci, accompagnata dal jazzista sardo Paolo Fresu… sublime! Poi, nell’ultimo concerto fantastico di De Andrè, durante il quale unisce 4 brani tratti da “La buona novella” come fossero un tutt’uno, con un’attenzione ai dettagli, agli atteggiamenti, ai contenuti, all’insieme e alle singole parti… e poi, vedo lo speciale di ieri sera, 16 novembre 2019, su Rai 1…”Una storia da cantare”!?!

Dopo i primi minuti mi sono accorto subito della bassa qualità, della poca attenzione, del poco sentimento e di qualche volgarità che, come diceva Faber, al posto giusto, nel momento giusto servono e hanno un significato, un senso, ma gratuitamente così no!

Ho resistito fino alla fine, solo per il piacere sentir cantare e parlare Morgan (coinvolgente e spumeggiante), Paola Turci (dolcissima), la PFM (sono sempre loro!!! Anche se li hanno trattati come una band qualunque, quasi di supporto, senza importanza), Dori Ghezzi (delicata e commossa), Elena Sofia Ricci (splendida la sua interpretazione) seguita da Willie Peyote (non amo il rap ma, il suo “Bombarolo”, mi è piaciuto!), Anastasio (curioso e simpatico, giovane, personaggio. Idem come sopra.) e Mauro Pagani in collegamento dal Porto Antico di Genova, con una bella e suggestiva interpretazione di Crêuza de mä, con sottotitoli per apprezzarla meglio.

Poi, a parte la concitata e infervorata interpretazione di “Quello che non ho” di Loredana Bertè e “Don Raffaè” di Massimo Ranieri, tutto il resto, secondo me, sono state pessime interpretazioni, incerte e poco comprese, pessimo spettacolo, banale, inutile, che non rendeva alcun omaggio al grande poeta/cantante De Andrè. Peccato per la voce di Ruggeri che ammiro molto e, di solito, amo sentir cantare.

A questo punto vi dico: “Non azzardatevi più a criticare o spendere parole distruttive nei confronti di Adrian, che in questo momento è il contenuto televisivo migliore che possa trasmettere un canale commerciale! E, oltretutto aggiungo che, nonostante i suoi 81 anni, Celentano ha ancora una bella voce, si muove bene e ha il cervello collegato!”

Adrian non può essere capito adesso, ma va bene così: mio padre è da una vita che fa cose che sul momento non vengono capite dal pubblico. Lui non fa le cose per avere un plauso immediato, fa’ quello che gli dettano la sua coscienza e il suo istinto. Al momento forse il pubblico non è pronto a capirlo“. Così Rosita Celentano, ha commentato lo show del padre.

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