Data: 31 Luglio 2020

Titolo: La luna e il dito

Autore: Layla

Rubrica: Opinioni

“Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.”
Antico detto orientale

L’ambivalenza come elemento d’incontro tra gli opposti, la saggezza antica dell’oriente che ci svela, ancora una volta, i misteri della vita, l’eterno dilemma del dito e della luna, del saggio e dello stolto, dell’insegnante e dell’allievo e dell’allievo che diventa insegnante, del nero e del bianco e di tutta la gamma di grigi che ci sta in mezzo, delle tante prospettive dalle quali poter guardare le realtà e dei tanti aspetti della vita da osservare e studiare.

Vivendo con attenzione la vita, guardandosi intorno, osservando, scrutando il mondo attraverso la lente della complessità del tutto, guardare solo il dito o la luna diventa riduttivo. Diventa utile e necessario saper guardare, a seconda dei contesti e delle situazioni, uno, l’altro e oltre. La luna simboleggia le cose grandi, il globale, la collettività, mentre il dito simboleggia il piccolo, i particolari, il personale e soggettivo. A volte è necessario guardare la luna e a volte il dito ma, sarebbe meglio riuscire a guardare entrambi, facendo emergere, ogni volta, l’aspetto necessario e lasciando l’altro sullo sfondo, come a voler ricordare che esistono entrambi i punti di vista.

C’è una canzone di De Gregori, forse non molto conosciuta, che rende perfettamente questo concetto e recita così:

“Guarda la luna e guarda il dito
E guarda il saggio e lo scemo
Guarda il confine con l’infinito
Guarda la ruota e il freno
E guarda il mare che sbatte sul cielo
Guarda le stelle e chi più ne ha
Guarda la pioggia col cielo sereno
Tutto ai tuoi piedi sta.
Non è proibito niente
Ma tutto non si può
Puoi cavalcare l’onda del mare
Ma tutto il mare no
E tutto sta ai tuoi piedi
Tutta la vita vicino e lontano
Tutto il tempo a portata di mano
Non è proibito niente
Ma tutto non si può
Puoi cavalcare l’onda del mare
Ma tutto il mare no”

Bisogna sempre ricordare, però, che prima di guardare la luna, bisogna aver guardato il dito, altrimenti non capisci come sei arrivato ad una cosa, cosa c’è dietro. Infatti, il concetto di ambivalenza, al contrario di polarità o contrapposizione, connette idee in contrapposizione, dove una non è la negazione dell’altra ma, entrambe assumono valore positivo con continui passaggi di livello tra le due che, a questo punto, diventano complementari o non opposte, pur apparendo tali, esattamente come il Tao, il simbolo Yin-Yang.

Ampliando ancora il discorso si potrebbe dire che:
“Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
Il romantico guarda la luna e si riempie d’emozione.
Il razionale guarda la luna e si chiede quanto sia lontana.
Il viscerale guarda lo stolto e s’incazza.
Il mistico guarda il dito e dice «Sta indicando la luna».
Il saggio guarda tutti e si chiede com’è che ogni volta nessuno nota che il cielo è terso?”

Quindi i punti di vista sono tanti e diversi e offrono prospettive e visioni differenti, alcune soggettive, altre oggettive, di cui bisognerebbe tener sempre conto in ogni situazione ma, c’è anche da dire che, a seconda dello stato d’animo in cui ci si trova, si cade in una visione o l’altra.

Volendo specificare meglio si può ancora dire che: se uno guarda solo il dito è come un topino che, tutto quello che può vedere è solo ciò che ha davanti al muso, una visione limitata, bassa, piccola, mentre, per contro, se si guarda solo la luna, le cose grandi, macroscopiche, i grandi sistemi, si rischia di perdersi i particolari, la vita, la visione pratica delle cose, per questo è necessario saper cogliere entrambi, saper vedere lontano, rimanendo ancorati a terra, volare come l’aquila che dall’alto ha una panoramica ampia e generale delle cose, pur vedendone i particolari, visto che, si sà, ha una vista formidabile. E ancora: l’aquila sta a metà tra cielo e terra, può librarsi in cielo e muoversi “a terra”, in equilibrio tra l’uno e l’altro ma, non basta. Tra la luna e il dito c’è tutto quanto il resto del cielo, tutto quello che rimane sullo sfondo sempre, senza che ce ne accorgiamo mai, a meno chè non facciamo un lavoro d’introspezione e miglioramento su noi stessi attraverso la conoscenza e l’esperienza di noi stessi e del mondo: un lavoro di precisione, di cesellatura, profondo, formato da incontri e connessioni tra opposti, dove i contrari diventano spinte creative. Del resto il pensiero si forma per coppie, ha una struttura binaria, dove la singola parola agisce solo se ne incontra un’altra che la stimola, la provoca e la costringe ad uscire dai binari e a scoprire nuove capacità significative. Lo scontro tra opposti genera il singolo elemento, perchè non esistono concetti a sè stanti ma, solo binomi di concetti, e per avere una visione globale e particolareggiata di tutto è necessario guardare prima il dito, poi la luna ed infine ciò che ci sta in mezzo.

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