Data: 03 Agosto 2020

Titolo: Norma

Autore: Angelica

Rubrica: Musica

L’aria più conosciuta dell’opera lirica “Norma”, di Vincenzo Bellini, è sicuramente “Casta Diva” che qui proponiamo cantato dalla celeberrima Maria Callas. Norma è un’opera in due atti, composta in meno di tre mesi che debuttò, con un insuccesso, al Teatro alla scala di Milano il 26 dicembre del 1831. Il fiasco fu causato da una concomitanza di eventi: l’indisposizione della protagonista, il soprano Giulietta Pasta, la tensione psicologica degli altri attori cantanti, la presenza di una claque avversa al Bellini e alla Pasta, l’inconsueta severità della drammaturgia, l’assenza del momento sontuoso e il concentrato che chiudeva il primo dei due atti. Tutto questo spiazzò il pubblico milanese che fischiò l’opera. Eppure oggi, Norma, è l’opera più popolare delle dieci composte da Bellini.

Il soggetto è tratto da una tragedia di Alexandre Soumet e tratta dell’infanticidio al tempo dell’antica Roma. L’opera presenta espliciti legami con Medea e, fedele alla classica sobrietà, l’orchestra viene relegata a semplice accompagnamento della voce. L’opera è interamente centrata sulla protagonista e proprio per questo divenne, sovente, il cavallo di battaglia di grandi soprano del passato, tra le quali: Maria Callas, appunto, e Joan Sutherland. Per questo è facile capire come un indisposizione della protagonista possa mandare tutto all’aria! Però, la complessità del personaggio e della vocalità della protagonista, che mette a dura prova il talento della soprano, ne fa’ un’opera più famosa, che rappresentata.

L’ambientazione è all’epoca della dominazione romana nelle Gallie, parla di intrighi e intrecci amorosi, di tradimenti, druidi, templi e sacrifici, figli e amori segreti, sacerdotesse che infrangono i voti e… il gran finale del sacrificio della protagonista, resasi conto del tremendo sbaglio che aveva compiuto e di quello che stava per compiere, seguita dal suo amato, che ne vede finalmente la grandezza. Sentimenti complessi e contrastanti, due donne, sacerdotesse, che girano intorno allo stesso uomo, disposte a tutto per averlo, entrambe innamorate, entrambe con dei segreti, lo specchio l’una dell’altra. Insomma, un dramma a tinte forti.

Dalla seconda metà dell’ottocento, però, si cominciò ad affidare la parte della coprotagonista (Adalgisa, la sacerdotessa che al pari di Norma, anch’essa sacerdotessa, s’innamora di Pollione e infrange vi voti, come Norma, per amore di lui) ad un mezzosoprano, probabilmente per differenziarla dalla protagonista o forse perchè all’epoca era uso che le voci chiare e leggere fossero impiegate per il registro acuto e nel canto d’agilità ma, in questo modo, se ne abbassava la tessitura. Tale usanza fu mantenuta anche nel XX secolo. Purtroppo, però, questa prassi va in contrasto non solo col volere dell’autore ma, anche con le caratteristiche musicali di tale ruolo e il carattere tenero della giovane novizia innamorata. Solo negli ultimi anni si è restituito la voce e il carattere ad Adalgisa, riaffidando la parte a soprani, sia nelle esecuzioni che nelle registrazioni.

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