San Martino, castagne e… vino!

banchetto-caldarrosteAutunno, tempo di castagne e Novello. Fin da bambina l’11 novembre, il giorno di San Martino, era festa! Sia io, che mio fratello più piccolo, aspettavamo il ritorno dal lavoro di mamma e papà, perché sapevamo che sarebbero arrivati con un bel sacchettone di castagne o caldarroste profumate e calde, comprate alla baracchina per strada, su via Ugo da Carpi. castagne-e-vino-in-compagnia
Mamma le avvolgeva subito dentro un burazzo vecchio, per tenerle in caldo e le metteva sulla stufa. Il profumo si spandeva in tutta la casa e noi non vedevamo l’ora di mangiarle ma, prima bisognava finire la cena! Mamma sparecchiava la tavola e lasciava solo i bicchieri, portando in tavola la ciotolona col burazzo pieno di castagne. papà prendeva dal frigo una bottiglia di vino dolce e poi… tutti intorno al tavolo a sgusciarle ancora calde, bevendo un goccino di vino dolce, come vuole la tradizione che abbina le prime castagne al vino nuovo.
Quando, negli anni, le caldarroste già cotte alle baracchine cominciarono a crescere di prezzo, mamma le comprava al supermercato. Se erano castagne le bolliva, se erano marroni li cuoceva nella padella forata sul fuoco, dopo averle incise. Non aspettavamo neanche che si raffreddassero, scottandoci prima le dita e poi la lingua, le trangugiavamo. Spesso invitavamo zie, zii e cugini, per passare una serata in compagnia, tutti insieme, con castagne e vino, mentre si giocava a carte o si chiacchierava.
castagne-e-rumLe castagne, assieme alla polenta, sono da sempre considerati alimenti poveri ma,… sono talmente buoni! Mia nonna le “metteva via” sotto spirito e nella sua cantina c’erano barattoli di vetro con praticamente di tutto: dalla verdura alla frutta, conservata con amore e cura. Era ancora della vecchia generazione, ormai estinta, delle rezdore: quelle donne che sapevano fare tutto in cucina, con qualsiasi cosa e nel modo migliore, ma sempre attente alla tradizione.vino-novello-e-castagne
Oggi, castagne e caldarroste non si trovano più solo all’interno delle case, nelle “riunioni” famigliari autunnali ma, anche nei locali, come motivo di aggregazione e voglia di fare festa.
Anche negli asili e nelle scuole si riscoprono le tradizioni di un tempo, ascoltando storie, osservando il mondo che circonda i bimbi, attraverso l’osservazione di cose e alimenti, con un occhio alla natura e ai cicli delle stagioni. Nella materna di mio figlio, per esempio, hanno fatto la “Castagnata”: le nonne sono andate a tagliare le castagne che sono, poi, state cotte e hanno aiutato i bimbi a togliere la “buccia”, come la chiama mio figlio, per mangiarle. Poi hanno raccolto foglie di tutti i colori nel prato, hanno esaminato i frutti di stagione come: zucche, marroni, cachi, uva, castagne, mele, arance, ecc., hanno ascoltato storie e filastrocche, disegnato, cantato, esplorato, “toccato” l’autunno e sono arrivati a casa con una corona di cartone con i simboli della stagione, colorata a tempera da loro.11-novembrecastagne-in-riccioTrovo che riscoprire le tradizioni, quelle dei nostri nonni e bisnonni, quella saggezza popolare di un tempo, sia positivo e utile a conservare le proprie radici e quindi la propria identità sociale. Nelle nostre campagne si diceva “Per San Martino ogni botte è vino” e ancora, “L’estate di San Martino: tre giorni e un pochinino”. Infatti, con le prime castagne si apriva il vino nuovo, il novello, e in questo periodo aveva termine l’anno lavorativo dei contadini. Se il padrone non li riconfermava per l’anno successivo, i contadini dovevano traslocare e cercare un’altro alloggio e un’altro padrone. In oltre, agli inizi di novembre, spesso, la temperatura è stranamente più mite, c’è il sole, come, appunto, una specie di estate, ecco perchè “estate di San Martino”, come se fosse una chiusura della bella stagione e l’inizio dell’inverno, subito dopo l’11, quando la neve, poi, potrebbe arrivare da un momento all’altro.san-martino-e-il-poveroMa chi era San Martino? Martino nacque nell’antica Pannonia (Ungheria) tra il 315 e il 317 d.C., ricevendo il nome di Martino in onore del dio della guerra, Marte. Il padre, tribuno romano, gli diede un’educazione militare, malgrado Martino fosse pacifico, e la legge romana lo obbligò ad entrare nell’esercito. Ma già all’età di 12 anni, mentre studiava da militare, prese i primi contatti con i cristiani, che furono determinanti per le sue scelte future di vita. La sua umiltà e carità hanno dato origine a diverse leggende, tra le quali, la più famosa è senz’altro quella del povero vecchio.

Mentre Martino era ancora soldato, in una grigia a fredda giornata d’autunno, uscito a cavallo delle porte della città francese di Amiens, vide un povero vecchio praticamente nudo che tremava per il freddo. Mosso a pietà, estrasse la spada e taglio a metà il suo bel mantello di lana per offrilo al povero, per riscaldarsi ma, subito dopo, spuntò il sole e la temperatura si fece più mite. Quella stessa notte Martino vide in sogno Gesù che gli sorrideva e gli restituiva la metà del mantello che aveva, poco prima, condiviso col povero, lodandolo presso gli angeli che erano con lui, dicendo: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito.” Quando Martino si svegliò, constatò che il suo mantello era di nuovo integro. Questo mantello miracoloso venne conservato come una reliquia, entrando nella collezione dei re Merovingi. Quel sogno ebbe un tale impatto su Martino che il giorno seguente volle battezzarsi e diventare cristiano. Chiese ed ottenne il congedo militare e completò la sua istruzione religiosa, diventando monaco nei pressi di Tours. La sua vita fu di rinuncia e preghiera, devozione e ritiro spirituale e le leggende intorno a questa figura si moltiplicarono. Morì a Candes l’8 novembre, ma viene ricordato l’11, giorno della sua sepoltura.

Ricordiamo, infine, una famosissima poesia di Carducci, dedicata al giorno di San Martino e alla tradizione dell’assaggio del vino nuovo, abbinato alle castagne:

San Martino
La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.”

 

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