YULE, Solstizio d’inverno

La notte del solstizio invernale è la più lunga dell’anno: l’oscurità trionfa ma, al contempo, prepara il cammino alla luce (così come il 21 giugno, il giorno di massimo splendore della luce, ci conduce, inevitabilmente, verso il suo declino e l’oscurità prima autunnale e poi invernale).

La natura è come sospesa, tutto è in attesa della nuova luce, aspettando l’alba, quando la Grande Madre darà vita al Sole Bambino, che porta in sé speranza e promessa di un’altra estate. Come nella tradizione cristiana che, si sa, ha preso a prestito date e alcuni simboli pagani per sostituirsi a feste già presenti nelle altre culture, la Donna Benedetta porta nel suo giovane grembo l’infante, la nuova e rinnovata Luce del mondo. Infatti, questo è il tempo in cui lasciar andare le paure, i dubbi, le idee logore e i progetti finiti o qualsiasi cosa della vita che ci tiene lontani dai nuovi inizi che porteranno ad una nuova crescita, perché la Luce nuova porta speranza e rinnovamento, dissipa il buio togliendo tutte le paure e i dubbi. In questa notte si lascia andare il passato e si cammina verso la Luce, ed è proprio in questa notte che piantiamo i semi del cambiamento. Anche se questa festa di rinascita e luce cade nel momento più scuro dell’anno, Yule è un momento sacro, di pace, un momento per la famiglia, gli antenati, la pace e la serenità.

Gli spiriti della Terra e dei boschi ora riposano, la natura è in letargo, per prepararsi al lavoro e all’esplosione di energia e colori della stagione primaverile che donerà alla Terra i nuovi boccioli di vita, con l’equinozio di Primavera.

Alcuni ritengono che Odino, divinità nordica, alto e longilineo, con un lungo vestito nero, fosse colui che portava regali, prima che Babbo Natale diventasse popolare, nell’epoca vittoriana: l’omone grasso e felice, vestito di rosso e bianco, con la slitta trainata da renne e un sacco pieno di doni. Le prime leggende raccontano che Babbo Natale guidasse un cavallo bianco e non una slitta piena di renne. Anche se, pare che, la tradizione di Santa Claus sia da attribuirsi a San Nicolaus, San Nicola, della tradizione nordica. (vedi articolo “Le origini del Natale” nella rubrica Sapere).

Nell’antica Roma veniva festeggiato il Dio Saturno e il periodo che iniziava a metà dicembre per finire il primo di Gennaio era chiamato Saturnalia. In quell’occasione si era soliti scambiarsi dei regali di buona fortuna chiamati Strenae (da qui la tradizione delle strenne natalizie). Si decoravano case con ghirlande di alloro, sui sempreverdi venivano accese delle candele e ceppi venivano accesi per dare calore. Ma più precisamente, nel periodo tra il 21 e il 25 dicembre, veniva festeggiato il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, cioè il dio indo-iraniano Mithra divinità della luce. Questa festa pagana assomiglia decisamente alla nostra, più famosa e tradizionale, festa del Natale.

Essendo, Yule, la nostra festa del Natale, la festa della rinascita della luce, nella notte più lunga dell’anno, viene anche chiamata Festa della Luce per commemorare la Dea Madre, o celebrare la vittoria del Signore della Luce su quello dell’Oscurità.

La tradizione dell’albero di Natale trae le sue origini nelle celebrazioni pagane e tradizioni dell’antica Roma: le famiglie portavano a casa un albero in modo che gli spiriti dei boschi potessero avere un posto dove stare caldi nei mesi invernali. Si appendevano campanelle ai rami per poter riconoscere quando uno spirito era presente. Veniva appeso anche del cibo per farli mangiare e una stella a cinque punte (il pentagramma, simbolo dei 5 elementi) era messa in cima all’albero. I colori usati: rosso e verde. Ci si scambiava doni e si banchettava. Tutti elementi e simboli presenti nella nostra attuale festa di Natale. I sempreverdi e gli alberi da frutta sono elementi tipici delle celebrazioni del solstizio invernale. Il sempreverde, che mantiene le sue foglie verdi tutto l’anno, è simbolo della persistenza della vita anche durante l’inverno così freddo e buio, e l’albero di Yule rappresentava la fortuna per la famiglia e fertilità per l’anno che sarebbe arrivato.

 

Come festa della rinascita della luce e del sole, Yule è celebrato col fuoco e l’uso di un ceppo di Quercia salvato e tenuto durante l’anno per proteggere la casa: decorato con aghi di pino e pigne veniva bruciato nel caminetto per simbolizzare il sole che ritorna.

Il vischio, il pungitopo o agrifoglio e l’edera non solo erano decorazioni di esterni ma anche di interni. Un rametto di agrifoglio veniva tenuto tutto l’anno per assicurare fortuna alla casa e a chi ci risiedeva. Altri elementi tipici del periodo sono le arance con chiodi di garofano, il melograno, la ghirlanda che rappresenta la ruota che gira, il cerchio senza fine, i cicli della natura e della vita.

Una tipica bevanda di derivazione inglese è il Wassail, parola che deriva da Wes Hal che significa “alla tua salute”. A base di vino e/o sidro con frutta e spezie, veniva servita calda. Il cibo consumato era ed è: maiale, noci, pere, mele, patate, cipolle, dolci al cumino o speziati e tanto idromele.

Pratiche:

  • Cantare le classiche canzoni del periodo.
  • Ricordare quando si era bimbi e aspettare Babbo Natale.
  • Fare le proprie scusa a qualcuno, se abbiamo sbagliato.
  • Suonare delle campanelle per salutare il mattino del Solstizio.
  • Pensare intensamente a ciò che si vuole ottenere con l’anno che inizia.
  • Cucinare biscotti che rappresentino il sole.
  • Fare una piccola preghierina per il nonno o la nonna scomparsi.
  • Costruire le vostre cartoline d’auguri.
  • Fare un calendario dell’avvento di Yule con i bimbi.
  • Spiegare il vero significato della festa di Natale alle persone che amate.
  • Fare delle belle ghirlande, anche da portare sulla testa.
  • Mettere i palmi delle mani su un albero e sentire le sue radici, la sua vita, la sua linfa.
  • Fare delle stringhe di popcorn e appenderle fuori casa perchè gli uccelli possano mangiarli.
  • Se nevica, non dimenticare di fare un bell’angelo con gambe e braccia sulla neve fresca.
  • Riportare tra gli amici la tradizione del Wassail. Andare da loro e chiedere da bere in cambio di una canzone e benedire i donatori e il cibo.
  • Donare cibo e vestiti ad altri meno fortunati.
  • Preparare del buon thè alla cannella, speziato, con chiodi di garofano.
  • Decorare l’albero con segni del sole, cuori, mele, pezzi di arancio secchi, cerbiatti, piccole campanelle per chiamare gli spiriti e le fate.
  • Cucinare un bel dolce!
  • Appendere il vischio alle porte per dare i baci tradizionali.
  • Fare un ramo o alberello dei desideri dorato, sul quale appendere cartoncini colorati con scritti i propri desideri e quelli delle persone amate e degli amici.
  • Fare della cioccolata calda e metterla in un thermos, quindi andare a fare una bella passeggiata nel bosco avendo pronta la cioccolata da deliziarvi tra gli alberi.
  • Fare piccoli doni per gli amici e le persone amate.
  • Accendere delle piccole candele rosse e verdi sulla porta, sulla tavola, sul camino.
  • Fare delle ghirlande di agrifoglio e vischio, abete ed edera.
  • Mettere una stecca di cannella nel portafogli, in tasca o in borsa. Porterà nuovi soldini.
  • Aiutare mamma, nonna e zie a cucinare il pranzone di Natale e lasciare che la vostra energia positiva fluisca nel cibo.

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