Le origini del Natale

A quanto pare, il 25 dicembre di ogni anno, festeggiamo la nascita, e quindi il compleanno, di… diciamo di Gesù ma, in realtà non è così!

Per quanto inspiegabile possa sembrare, la data di nascita del Cristo non è affatto nota e i Vangeli non ne indicano nè la data, nè l’anno, così si decise di far coincidere il Natale col Solstizio d’inverno, il giorno della nascita del Sole, del dio Mitra (divinità della luce) di cultura indo-persiano, il dio Horus egiziano, gli dei Tammuz e Shamas babilonesi, Bacab nello Yucatan, Wiracocha per gli Inca, il ritorno della luce dopo il lento ed inesorabile calare delle tenebre dal 24 giugno sino al 21 dicembre.

Parliamo anche di quel simpatico omone con barba e capelli bianchi, vestito di rosso… il mitico Babbo Natale! Bè, quello che conosciamo noi ora come Babbo Natale è stato inventato dalla Coca Cola negli anni ’30, in origine fu San Nicola, che nei paesi nordici viene ancora ricordato come dispensatore di doni e protettore dei bambini (Santa Claus). In origine, a seconda di dove lo si ricordava, era vestito di verde, o di blu, o di bianco, ma sempre con barba e capelli bianchi e lunghi.

L’albero di Natale, uno dei simboli del Natale assieme al Presepe, la stella cometa, i Re Magi e Babbo Natale, è in genere un sempreverde decorato con oggetti colorati, dolci, frutta, panchetti e quant’altro. Il simbolo del sempreverde rientra di nuovo nei culti pagani del rinnovarsi della vita, la vita eterna, di origine nordica, e quindi la speranza di una rinascita. Le luminarie sono la luce del Salvatore sull’umanità e le decorazioni simboleggiano i doni, la prosperità. Molte leggende, invece, narrano che l’abete fosse uno degli alberi dal giardino dell’Eden.

Anche la tradizione di scambiarsi doni ha origine nell’Antica Roma con le Strenae o regali di buon augurio, che i clienti portavano ai loro padroni e i cittadini ai loro imperatori. Arcaicamente erano rametti di una pianta propizia raccolti in un boschetto sulla via Sacra, consacrato alla dea  Strenia, apportatrice di fortuna e felicità. Poi, a poco a poco, si chiamarono strenae anche doni di vario genere, come succede ancora oggi.

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