Data: 10 Settembre 2020

Titolo: Il senso di colpa

Autore: Maria Luce

Rubrica: Benessere

Il senso di colpa è una mancanza di consapevolezza e un errore di prospettiva. Il problema non è tanto sbagliare (che è umano e poi, basta non perseverare), ma sentirsi sopraffatti dall’errore. Come dice anche il Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, in una relazione inviata al primo Simposio della Penitenzieria apostolica, “Formare le coscienze al senso del peccato significa aiutarle a non cadere nell’oppressione dei sensi di colpa che appesantiscono tante umane esistenze…” Molto, ma forse troppo, spesso il senso di colpa genera stati depressivi, perchè sentirsi in colpa significa avere la sensazione di aver commesso qualcosa di male, aver fatto qualcosa di dannoso, con conseguente giudizio, biasimo e critica.

Ma quando si parla di “senso di colpa” e quando di “senso di responsabilità o contrizione”?

Quando si commette un atto che lede un’altra persona negli interessi, nei bisogni, negli elementi vitali, allora si parla di colpa commessa in modo cosciente e razionale. Perciò, attraverso il ragionamento e l’immedesimazione nei panni dell’altro siamo spinti verso una responsabilità morale nei confronti della persona lesa. Il senso di responsabilità, o contrizione, ci porta a pensare alla stessa azione subita da noi e questa risonanza con le sofferenze dell’altro forma la nostra coscienza al senso del peccato e del male. Questo concetto è molto ben espresso nel film di Ben Younger “1 km da Wall Street” e nel più recente “Sette anime” di Muccino, che affrontano il senso di colpa, inteso come senso di responsabilità morale, in maniera differente.

Al contrario, il “semplice” senso di colpa interferisce pesantemente nella vita della persona rendendo, solo ai suoi occhi, sgradevoli delle azioni che non si può affermare ledano veramente qualcuno se non immaginariamente e, per ciò, a differenza dell’assunzione di responsabilità, è un problema immaginario ed essendo tale non ha un limite e diventa difficile fermarlo. Per ragioni completamente estranee al fatto o azione in sè, la persona sente di non poter fare una certa cosa perchè la ritiene passibile di giudizio e critica. Il senso di colpa è piuttosto deleterio ed è alla base della sofferenza nevrotica, producendo una condizione di empasse nella persona, che si traduce in perdita della possibilità decisionale e di azione verso una meta che produca soddisfazione; impedisce, cioè, la realizzazione di ciò che si vuole o si desidera e questo genera una tristezza di fondo che porta la persona alla mancata realizzazione dei propri desideri e progetti e, in alcuni casi, al pensiero punitivo (concetto che anch’esso ritroviamo nel film “Sette anime”). Questo comportamento ha radici nei conflitti infantili ed adolescenziali che la persona ha avuto con le figure dei genitori e che, invece di essere risolti, sono stati solo apparentemente cancellati o accantonati ed è lavoro da psicologi risolvere la tristezza e il senso di colpa che si sviluppa da questi conflitti.

Col senso di colpa scatta quasi sempre l’autopunizione, l’autolesionismo, l’autocensura, l’autolimitazione, mentre col senso di responsabilità ci si assume in pieno le conseguenze dell’atto commesso, riconoscendo l’errore e magari cercando di porvi rimedio, puntando sull’amore, la compassione, l’empatia, la tolleranza, il perdono (anche e soprattutto di sè stessi), il senso di giustizia e la verità. Ricordiamoci che gli errori sono spesso l’occasione per relazioni rinnovate e un’occasione di crescita, se si riesce ad affrontali nella giusta ottica.